Ore 5.33 appena ho aperto word per scrivere. Ore 5.34 quando ho iniziato a scrivere. Avevo qualcosa in mente ma è andata via. Sto ancora pensando a cosa ho letto nel capitolo di oggi del libro Atomic Habits di James Clear. Non so come tradurre esattamente in italiano cosa ho letto ma il libro parla di quelle piccole abitudini che potremmo iniziare per arrivare a quei grandi cambiamenti che vorremmo. Il capitolo di oggi parlava in particolare di come rendere “attraenti” queste abitudini così da scaturire un rilascio di dopamina nel cervello rendendo quell’atto più propenso all’essere fatto. E ci sono studi dietro a tutto questo. È stato studiato, provato, dimostrato che in effetti ci dà più piacere lo stimolo del sapere di una ricompensa piuttosto che la ricompensa in sé. Per cui rendendo attraente con questi stimoli di ricompensa delle azioni che non ci va di fare, (ma che sappiamo dobbiamo fare), stimolerebbe per bene quelle parti del cervello che ci porterebbero poi davvero a compierle quelle azioni. Nel capitolo c’erano vari esempi; uno tra questi neanche a farlo a posta, era di un ingegnere elettrico di Dublino che aveva un problema di dipendenza dalla TV. Infatti sapeva di essere dipendete da Netflix e sapeva che questo gli rubava del tempo la sera che poteva invece impiegare per fare dell’attività fisica. La soluzione? Ha escogitato un sistema in cui la TV avrebbe funzionato soltanto se dalla Cyclette andava ad una certa velocità. Ed era così forte il suo desiderio di vedere la TV che effettivamente ogni sera, da quella prima volta in poi, pedalava per tutto il tempo del suo show preferito. Sembra assurda come cosa ma ci sono tante altre cose nel capitolo che effettivamente ti fanno capire che così funziona. Prendi ad esempio un bambino in prossimità delle feste di natale. È certamente più propenso a fare il bravo e ad essere “comprato” più facilmente perché sa della ricompensa che riceverà. Ed effettivamente l’attesa del natale, con tutta quell’idea e quegli stimoli che si porta attorno, vale più del giorno di Natale in sé e della mattina in cui si scartano i regali. Vero se ci pensi. Da qui il concetto di rendere più attraenti quelle azioni che sappiamo dobbiamo fare e sappiamo ci fanno bene. Mica male, vero?

Mica male.

E cos’è che volevo dirti però? Non me lo ricordo più.

Niente…

Niente, vero. Solo condividere.

Oggi è domenica. Devo sistemare casa e fare la valigia perché domani partiamo per il mare. Non era programmato ma qualche giorno fa una persona cara è venuta a mancare nella mia famiglia e ho deciso che avevo bisogno del mare e del suo sole per ricaricarmi un po’. Un’epoca è finita e voglio abbracciare per bene la nuova. Dopotutto sono stato concepito nel mare e al mare ritorno quando voglio ricominciare a sentire.

Ed è un cliché lo so, tutti amano il mare. Ma Angela ha visto i miei occhi quando lo vedo, e io le credo.

Oggi la giornata è partita più a rilento. Sto scrivendo che sono le 9.30 di già. Non perché non mi sia svegliato presto, anzi, mi sono svegliato alle 4.47 che più o meno è in regola con gli altri giorni, ma il fatto è che sono tornato a dormire poi. Ho bevuto dell’acqua, ho meditato un po’ alla finestra, godendomi il silenzio della notte, e poi sono tornato a letto perché… perché la testa girava ancora dalla sera prima! Abbiamo avuto una cena con degli amici di Coral e siamo tornati alle 3.30 più o meno. E durante la cena non poteva non mancare del baiju, no? … e del vino… e qualche birretta… sai come funziona! Poi sai cosa mi viene in mente ora? Che siamo stati fino a un certo punto della serata in un posto che mi è piaciuto davvero tanto. “Kinda of abusivo”, penso. Erano delle roulotte tra dei palazzi che preparavano cibo di strada cinese (bbq con ogni tipo di carne, bbq di verdure, noodles, pane abbrustolito, ecc.), con tutti i tavolini da spiaggia messi fuori un po’ sparsi qui e lì, con le bottiglie di vetro di birra vuote che fungevano da repellente per le zanzare, con quegli “spironi” verdi “profumati al veleno” attaccati sopra che sanno di estate… e la gente felice. Mi ha ricordato le feste di paese in Italia, quella scena. Quelle feste in cui ci sono anche le giostre. Scena a cui non avrei fatto caso dieci o forse cinque anni fa; dopotutto è normale in certi posti d’Italia un’atmosfera del genere; ma lì, ieri, tutto mi è tornato in mente come un vento di ricordi caldo e piacevole. Che bello.

E magari tu che leggi starai pensando che dopotutto -non è niente-. Una festa in strada, cos’è mai? Ed è così infatti, -non è niente-. Ma tieniti stretti i momenti in cui sei, e vivili ogni istante, perché non sai quando in futuro ti ritorneranno sotto quella stessa forma in cui sono tornati a me, (vento caldo) … perché è in quel momento che ti ricorderai che non -erano niente-… anzi… -erano tutto-.

10.00 am

Mezz’ora ci ha messo questo ricordo a prendere forma, ci vuole il tempo che ci vuole. Eppure sembra passato solo un minuto in realtà. Davvero il tempo è relativo, ah? Davvero il tempo non esiste. Ero lì, ieri sera, ma allo stesso tempo ero alle feste in strada da piccolo. E chissà allora se alle feste in strada da piccolo non ero già qui ieri, anche, alle feste in strada da grande.

Alle volte penso di sì.

È il 20 Agosto 2021. Sono le 6.30 del mattino e sono seduto alla scrivania della camera da letto. Coral sta ancora dormendo; lei non ha motivo di alzarsi così presto. La sento e la osservo mentre si “stiracchia” da sotto le lenzuola e cambia posizione. Io invece, come ogni mattina, (e non sto dicendo quello che sto per dire per vantarmene, bensì per fare un ricapitolo mentale), mi sono già allenato, ho fatto la doccia, ho fatto colazione, ho letto un capitolo del libro che sto leggendo di recente, ho risposto ad una email di un cliente dall’America ed ora ho appena preparato il caffè. Quello in capsule… ho solo premuto un bottone.

In questo silenzio pensavo a un modo per rendere più attivo il blog. So che sono passate soltanto due settimane da quando l’ho aperto ma sai com’è. Vedi che molta gente ti scrive e che a volte in migliaia guardano le tue storie su Instagram, poi però ti rendi conto che soltanto un centinaio di persone al massimo al giorno leggono quello che scrivi sul blog. E ci resti… “male?!” … se quella è la parola. Perché poi è quello, quello che più conta, penso. Dopotutto ho iniziato questo gioco dei social appunto per la scrittura mica per mostrare la mia vita! Ma capisco che alla gente quello interessa invece; vedere la vita degli altri. O semplicemente colmare i vuoti della propria scorrendo le stories. E va bene. Così funziona e così è. Altrimenti i social non ci avrebbero invaso come hanno fatto, no? Per cui pensavo: come rendere più attivo il blog? Magari internet potrebbe venirmi in aiuto… per cui inizio a ricercare… ma mi perdo e mi passa la voglia non appena scrivo “come fare ecc. ecc. blog?”

WHAAT?? SERIOUSLY??

Non mi ero reso conto che così tante persone avevano un blog. Tutti esperti poi eh! Tutti che hanno la risposta alla domanda e tutti con grafiche così tanto più belle delle mie. Inizio a leggere un articolo, poi un altro, poi un altro ancora. Le grafiche di ogni articolo ed ogni sito sono sempre più belle. Ognuno ha così tanto da dire a riguardo. Ognuno che ha mille motivi e mille soluzioni e mille modi. E allora sai cosa? Chiudo tutto! Se cominci a leggere e a ricercare queste cose finisce un po’ come quando hai mal di testa da sette giorni e ricerchi il motivo online… stai sicuro che hai qualche malattia rarissima e stai per morire in otto minuti! Non è cosa per me. Lasciamo internet alle ricerche di lavoro e ai porno. Le risposte alle domande devo trovarle a modo mio, come ho sempre fatto. Sperimentando e sbagliando. Se dev’essere sarà.

Per cui ho pensato: cos’è che mi piace fare?

Scrivere.

E qual è il motivo per cui ho aperto un blog e i social?

Scrivere!

E allora qual è la risposta? Cos’è che devo fare?

SCRIVERE!

Esatto! Scrivere.

Quello è il punto di tutto questo mettersi in gioco in acque sconosciute dopotutto. E allora? Scrivo!

Ma cosa scrivo? Ho già nuove idee per nuovi libri ma ho bisogno che la situazione pandemia migliori prima di muovermi in quella direzione, quindi? Cosa scrivo? Un articolo a settimana ce l’ho. Una newsletter piano piano ce l’avrò. Cos’è che potrebbe mancare? Un diario.

Un diario?

Sì. Un diario. Non è male come idea, non trovi?

Per scriverci cosa?

Non lo so. Quello che mi passa per la testa. Ma senza impegno. Così, soltanto al mattino appena sveglio prima di andare al lavoro.

mmm. E poi com’è che lo pubblichi? Con che frequenza? Giornalmente?

Giornalmente è pesante, vero?

Forse.

E allora settimanalmente. Posso scrivere ogni giorno, raccogliere le pagine e poi una volta a settimana pubblicare tutte le cose scritte la settimana precedente. Così ogni volta.

mmm. Ma sai che non è una cattiva idea?

Vero?

Sì! Anzi. Mi piace proprio come idea!

E allora lo faccio!

Si!

È così che, dopo aver parlato da solo bisbigliando al chiarore del cielo del mattino, ho deciso di scrivere e di dedicare una pagina del blog a un Diario Aperto. In modo da avere così un qualcosa in più con cui intrattenervi. In modo da aprirvi una finestra in più su quel che è la mia vita. In modo da migliorare la mia scrittura facendo così pratica ogni giorno scrivendo.

Comincia a piacere anche a me questa idea, sai? E a te?