La Zona di Comfort

Ero a casa quando ho pensato di iniziare a scrivere questo primo articolo sul blog. Ero nella camera da letto, seduto alla scrivania. Pensavo a un modo per cominciare. Pensavo, pensavo, ma nulla.

Così ho cominciato a fissare il muro, sperando chissà, che magari quella parete bianca si fosse trasformata in una lettera, o ancor meglio in una parola. Una sola! Una sola mi sarebbe bastata per cominciare e l’argomento sarebbe nato da quella. Ma nulla!

Allora ci ho rinunciato.

“Non è il momento” ho pensato e così ho lasciato perdere.

Mi sono preparato e sono uscito a prendere un caffè con un’amica. Nell’uscire di casa ho preso anche il computer però. Tanto per mostrare alla mia amica come stava venendo il sito.

Al bar ho preso la mia solita combo (caffè americano e muffin ai mirtilli) e lei anche ha preso il solito (mocha con crema e un pezzo di cheesecake). Ci siamo seduti. Prima a un tavolino vicino al muro ma, siccome l’aria condizionata mi arrivava dritta dietro al collo (e non avevo con me la sciarpa tattica estiva per i luoghi che sono a -10 gradi d’estate), ci siamo spostati sui divanetti. “Molto meglio ora!”

Ho scartato il muffin, come sempre faccio. L’ho tagliato delicatamente piano in quattro (soltanto perché ero con una ragazza altrimenti lo avrei mangiato da animale) e piano piano chiacchierando l’ho mangiato (anche qui, lo avrei divorato se ero da solo… ma sono un gentleman e allora piano piano).

Abbiamo chiacchierato e siamo stati insieme per circa due ore. Poi lei è andata ed io sono rimasto ancora un po’. La conversazione mi aveva fatto riflettere e così, ordinando uno spritz grande senza ghiaccio questa volta (Starbucks qui vende anche alcolici), ho preso il computer ed ho scritto: La Zona di Comfort.

Sì. Perché la cosa in particolare che mi ha fatto riflettere nella conversazione avuta poco fa, è che le persone davvero “stanno bene” nelle loro zone di comfort. Anche se questo vuol dire non essere felici o lamentarsi in continuazione, anche se questo vuol dire procrastinare e avere e continuare a vedere problemi su problemi arrivare.

Vogliamo cominciare a metterci in forma ma decidiamo di perdere qualche kilo prima di iniziare a correre.

Vogliamo cominciare a leggere ma aspettiamo di avere del tempo prima.

Vogliamo mangiare più sano ma da lunedì.

Vogliamo comportarci in maniera meno egoista, ma caspita! Guarda quanto stronze sono le persone!

Vogliamo che il capo non ci rompa più le palle e ci dia più credito, ma siamo i primi a lasciare l’ufficio a fine giornata.

Vogliamo essere felici ma aspettiamo che il momento giusto arrivi …

ma…

cos’altro?

Cos’altro deve prima accadere, prima di capire?


Mi viene in mente adesso che un uomo una volta ha detto: accettate la sofferenza.

Una frase del genere, ora, ci verrebbe da far pensare: “Madonna! E rilassati! Enjoy!”, vero? Beh… a chi viene da pensare così non è chiaro il significato di quella frase. E neanche a me lo era un tempo, se devo essere sincero.

“Accettate la sofferenza”

La sofferenza esiste, si sa. Ma io la vedo così… Ci possiamo rilassare e we can enjoy, sì, (ovviamente), ma possiamo realmente farlo solo dopo che abbiamo imparato ad accettare la sofferenza. E…

Cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire che non aspetto che perdo due kili prima di cominciare a correre! Comincio a correre… e poi perdo i due kili! (E se cominciare a correre credi sia sofferenza, aspetta l’inverno, quando al mattino fuori è buio e freddo e sta solo a te decidere se vincere o meno. E aspetta quando invece fuori è bello ma a te semplicemente non va!).

Cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire che se voglio leggere ma non ho tempo, lo trovo il tempo. Chi controlla chi?! Tu la tua giornata o la tua giornata te? Non possiamo decidere di cambiare neanche solo uno del colore dei nostri capelli ma, possiamo decidere COSA FARE ORA. Ricordatelo!

Cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire che se voglio mangiare più sano non aspetto lunedì ma butto via sto muffin pieno di chissà cosa dentro e mi mangio na banana e na mela!

Cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire che se vogliamo essere persone migliori lo siamo anche quando la gente ci tratta di merda. Perché è facile essere carini con chi è carino con noi. Con chi è gentile e sorridente, con chi ti sorride dolce e ti stringe la mano. È facile essere carini quando c’è il sole… ma prova ad esserlo quando fuori invece piove. Prova ad esserlo con chi ti risponde male, con chi ti salta nella fila e ti guarda come se avesse ragione. Con chi SBAGLIA e ti parla come se avesse ragione! Provaci. È allora che davvero saremo sulla strada per essere persone migliori… ed è facile secondo te? Certo che no! È sofferenza! Perché essere in pace e meditare sugli Himalaya ti cambia la vita, (credimi, l’ho fatto). Ma restare in pace e meditare nel caos della città è tutta un’altra cosa… tutta un’altra storia.

Cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire che se vuoi smettere di lamentarti del capo, delle rogne e del poco credito che ti dà ogni volta, cominci a non prepararti più alle 17.28 a fine giornata per andare via come fanno nell’ufficio di Fantozzi, ma resti finché il capo resta, approfittando di quel tempo che siete gli unici due rimasti in ufficio per chiedergli se c’è qualcosa in più che puoi fare per dargli una mano. Ed è facile secondo te? Col caz**! È sofferenza! È sofferenza perché vuol dire che per chissà quanti giorni poi resterai fino alle 22 per finire i lavori extra che tu stesso hai chiesto ( e credimi perché anche questo l’ho fatto). Però sai cosa? Ora bevo liquori da 500 euro dopo pranzo e fumo sigari cubani da 100 euro con lui, e con lui soltanto, sia nel suo che nel mio ufficio.

Per cui: “accettate la sofferenza” vi dico, come diceva quel tale.

E cosa vuol dire accettare la sofferenza?

Vuol dire uscire fuori dalla zona di comfort. Vuol dire uscire fuori da quella situazione in cui ci troviamo, da quella situazione in cui in fondo lamentarsi é più facile che fare realmente qualcosa; accettando la sofferenza come conseguenza delle azioni. Perché ogni volta che si esce da quella zona la sofferenza arriva… credimi! Ma puoi stare tranquillo, perché arriverà così tante volte che eventualmente comincerai col considerarla diversamente. Arriverà così tante volte che eventualmente, (dopo così tante volte e ancora una in più), comincerai col considerarla addirittura piacevole. Piacevole perché sinonimo di crescita… perché sinonimo che stai salendo.

Per cui accetta la sofferenza. Accetta la sofferenza perché tanto i problemi non finiscono, cambiano. Accetta la sofferenza. Accetta la sofferenza e sarai felice.

Amen


PS

Non so se questo è il modo giusto di scrivere un articolo su di un blog o no. Non ne ho mai letto e mai seguito nemmeno uno prima. Ma è così che funzionerà qui sul blog di Paolo Cuciniello. L’autore parlerà in terza persona di sé così a caso, all’ormai terzo spritz grande senza ghiaccio, e scriverà quello che gli passerà per la testa in quel momento.

Per cui se decidete di restare: commentate, condividete, scrivetegli, fategli sapere se vi è piaciuto o meno l’articolo e … e niente 🙂

Alla prossima!

PC

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