Com’è che vedi il mondo?

La settimana scorsa tre miei amici ingegneri hanno perso il lavoro; licenziati di punto in bianco da un giorno all’altro. Il motivo?! Chissà! Ma c’è sempre un motivo se lo si vuole, no?

La settimana scorsa uno di quei tre miei amici che ha perso il lavoro, lo ha “ritrovato”. È stato riassunto dalla stessa azienda dopo tre giorni. Il motivo? Chissà! Ma c’è sempre un motivo se lo si vuole.

Due settimane fa una mia conoscente è stata licenziata. Lei non lo ha capito da subito il motivo ma, i suoi colleghi lo sapevano, i suoi superiori lo sapevano e il suo capo di certo lo sapeva quando le ha detto: “in queste condizioni non sei in grado di sopportare il carico di lavoro che ti viene assegnato. Inoltre ci sono troppi errori nel precedente progetto”. Ora anche lei conosce il motivo; è incinta.

Tre settimane fa un amico di una conoscente si è fatto male sul posto di lavoro. Ha avuto un incidente “di distrazione” forse?! Chissà. Ma deve lasciare il posto a chi è più idoneo ora.

Quattro settimane fa una conoscente di un amico ha festeggiato, perché dopo nove mesi di intensa ricerca e infiniti colloqui finalmente ha trovato lavoro. Non aveva capito però, (perché non specificato), che quel lavoro era soltanto una prova. Infatti dopo dieci giorni è stata licenziata perché la prova era finita. Quell’azienda fa questo ogni dieci giorni e/o ogni mese. Le prove.  

Cinque settimane fa un lettore mi ha chiesto cosa gli consiglio di fare dopo le superiori. Era indeciso tra se cominciare a lavorare o se continuare con gli studi all’università. La sua famiglia ha bisogno di soldi al momento, e non riesce però, forse, a pagargli gli studi, in qualche posto lontano; le scelte vicino a dove abita sono poche e non gli piacciono. Perciò è indeciso. Non vuole continuare a vedere i genitori soffrire e dato che il padre è stato licenziato da poco e la mamma è casalinga, sa che cominciare a lavorare sarebbe la scelta più giusta, ma non vuole neanche essere visto come un ignorante, un giorno, se si dovesse ritrovare poi senza laurea.

Sei settimane fa ho letto che le nuove generazioni restano a casa dei genitori fino ad una età più adulta rispetto alle generazioni precedenti. Ho letto che sono più “mammoni”, più protetti, più in cerca di attenzioni e meno maturi e propensi ai rischi finanziari.

Sette settimane fa mi hanno detto che è giusto se non si dà lavoro ai giovani perché i giovani non hanno esperienza, per cui è una mossa rischiosa e scomoda per l’azienda. Perché rischiare? Meglio assumere chi esperienza già ce l’ha.

Otto settimane fa in un posto del mondo sono partite le propagande e gli incentivi per quelle giovani famiglie che decidono di avere due o tre figli. Il motivo? La popolazione e i nascituri annui stanno diminuendo. Sempre più giovani famiglie infatti decidono di avere un solo figlio al massimo e spesso neanche quello perché in realtà preferiscono focalizzarsi più sulla carriera.

Nove settimane fa ho visto annunci e avvisi pubblicitari esplicitare che se non hai l’ultimo modello di telefonino, la macchina sportiva, un attico in città, una casa al mare, una bella moglie e un buon e rispettoso posto di lavoro, allora non puoi considerarti una persona di successo. E allora devi desiderare di più perché non stai puntando in alto abbastanza!

Dieci settimane fa mi hanno chiesto se ho visto che quest’anno McGregor ha guadagnato più di Ronaldo ($180 milioni contro $120 milioni).

Undici settimane fa mi hanno chiesto se riuscirò a vedere gli europei da qui e, se no, come farò senza vederli…

come farò

Dodici settimane fa mi hanno chiesto com’è che vedo il mondo.

E tu? Com’è che lo vedi?

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