10 Novembre 2021

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Pensavo di cambiare scenario. Pensavo di cambiare palcoscenico. Pensavo di cambiare un po’ le cose; smettendola di scrivere pagine di diario al mattino e cominciando a scriverle alla sera. Senza alcun dubbio, e questo tutti lo sappiamo, l’energia che abbiamo la sera è differente da quella che abbiamo al mattino. Minore?! Non saprei direma di certo differente! La sera abbiamo ormai il peso di una giornata sulle spalle; le fatiche, i fallimenti, i dispiaceri… la stanchezza. Perché no, anche: i ricompensi, i successi, i piaceri… il meritato riposo. Al secondo whisky è difficile mantenere un’abitudine, figuriamoci crearne una nuova! Ma voglio provarci! La sera dopo il lavoro, in metro. La sera dopo la palestra, a casa. La sera prima di andare a dormire, a letto. Non so se continuerò! Non so neanche se davvero ho cominciato, se prima non premo invio e pubblico questa pagina! Non so neanche se è ormai questo terzo whisky alle 20.08 che mi fa pensare queste cose ma… perché no!? Mi incuriosisce trascrivere ciò che penso e ciò che mi passa per la testa la sera. Sarà un bell’esperimento e un bel risultato da rivedere, quando l’anno prossimo raccoglierò tutte queste pagine in un libro… “Il Diario di Paolo Cuciniello”, potrei chiamarlo. Di certo sarò molto criticato per il titolo, data la somiglianza e l’immensa differenza che c’è con uno dei diari più famosi al mondo. O magari, potrei semplicemente intitolarlo: “Un Diario Aperto… di Paolo Cuciniello” … perché no?! 


Do uno sguardo all’ora. Sono le 20.20, adesso. Ho appena buttato giù in un colpo il terzo whisky e questo posso sentirlo scendere nella gola, fino giù allo stomaco. Posso sentirlo riscaldarmi il corpo, ora. Un brivido… Scricchiolo il collo. Sono da poco tornato da un massaggio terapeutico. Molto diverso da quello che ho avuto ieri, (diciamo che hanno interessato diverse aree). Sono poi passato dal barbiere. Che strano… io che ho sempre tagliato i capelli da me, ora mi ritrovo a passare dal barbiere. “Ha il suo perché”, però. Anche se qui non è come in Italia, o quanto meno, anche se qui non è come mi ricordo da piccolo, in Italia. Qui nessuno parla tra di loro. Qui ognuno si fa i fatti suoi, con la testa nello schermo del telefonino e la musica a palla nel locale. Solo due bambini oggi mi hanno parlato. Mi si sono avvicinati, si sono tolti la mascherina e timidi mi hanno chiesto: 

“Vieni da fuori?” 

Ed io: 

“si”. 

“Woow. E da dove?”

“Dall’Italia”. 

“Wooow!”

Poi, sempre timidi, di corsa ridendo sono tornati dalla mamma che sedeva sul divano. 

Che belli. 

Credo di aver fatto colpo sulla bambina più grande, poi. 

Mentre tagliavo i capelli, vedevo dallo specchio come si nascondeva dietro al muro e mi spiava a bocca aperta. Le ho fatto l’occhiolino alla terza volta che l’ho beccata… non sapeva l’avessi vista. È arrossita e mi ha sorriso continuando a guardarmi. Continuando a spiarmi, portando tutto il corpo fuori da dietro al muro e non più solo la testa, questa volta. Tutti gli altri adulti hanno continuato a tenere la testa nei cellulari e le orecchie piene di quella musica… 

Io gli adulti proprio non li capisco, penso. Mentre mi verso il quarto bicchiere. 

20.46

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