18 Ottobre 2021

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Zero gradi la temperatura mentre comincio a scrivere questa pagina. Sono seduto al tavolo in soggiorno. Rivolto al muro. La tenda è chiusa ed ho una coperta sulle spalle che mi copre tutto il corpo fino a toccare terra. Dovrei allenarmi, dovrei meditare, dovrei leggere per svegliarmi meglio o pregare o uscire a fare due passi, o fare una doccia calda. Ma oggi va così. Ricordi quando ti ho detto che va bene se non hai voglia? Beh oggi è il mio turno. Sono stato sveglio fino a tardi, bevuto qualche goccio in più, troppo tardi, ed ora anche se so qual è la cosa giusta da fare, decido di fare quella sbagliata. E so che probabilmente è il cervello, col suo voler restare nella comfort zone, che sta prendendo il controllo in questo momento, ma di combattere oggi non mi va… no stamattina quantomeno. Poi, chissà.


È la seconda volta che blocco un pensiero mentre le mani scorrono sulla tastiera scrivendo. È la seconda ed ora terza volta che lo faccio, mentre sorrido lasciando andare questo pensiero che mi dice: non esistono più le mezze stagioni! Il tono di questo pensiero è lo stesso che ha il personaggio del prete in una commedia teatrale di Vincenzo Salemme. Non ricordo il titolo. Non ricordo l’anno. Ma ricordo che c’è questo prete, famoso per i suoi aforismi e le sue perle di saggezza, in scena. Salemme lo introduce come un profeta; con elogi mentre lui si prende il suo tempo per concludere la frase: le donne… –tempo-… non sono uomini. Tutti lo guardano come per dire: “e che re’ sta’ strunzata??” (cos’è questa fesseria?) Ovviamente non era una perla come ci si aspettava. E così va avanti la storia, con queste sue perle dal tono saggio ma che nessuno si “calcola” più perché hanno capito che dice solo fesserie. Quello è il tono di questo pensiero ora nella mia testa mentre sorrido: non esistono più… –tempo-…  le mezze stagioni. Il ché mi fa ridere però è vero. Siamo a ottobre e già ci sono zero gradi. Non ricordo era così negli anni passati. E dopotutto, penso ora, ecco il motivo per cui va bene se oggi, o in questi giorni, non ho voglia di far le mie cose. Durante i cambi di stagione (dal fresco della primavera al caldo afoso dell’estate, dal “teoricamente” fresco dell’autunno al freddo gelido dell’inverno) ho sempre avuto bisogno di quella settimana di assestamento. E non va combattuta perché è il corpo in fondo ad averne bisogno. Per cui resto ancora un po’, qui, seduto con la coperta sulle spalle, fino a terra, a godermi il calore e il silenzio. Quando sarà tempo penserò a mangiare. Quando sarà tempo penserò a vestirmi. Quando sarà tempo penserò a rientrare nel mondo.

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