28 Dicembre 2021

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

È da un po’ che non apro il blog. È da un po’ che non apro questo diario, il che è curioso perché un diario aperto! È da un po’ che penso a tutt’altro che condividere con te, ciò che penso. È da un po’ che penso a tutt’altro che scriverti ciò che sento. Sarà il periodo. Sarà che è Natale; una festività a me cara e che sembra non esistere da quest’altra parte del mondo. Sarà la nostalgia. Sarà che sto scrivendo un altro libro e che non voglio disperdere quell’energia. Sarà che non sono mai sobrio. Sarà che dopo questa pagina, mia madre mi chiamerà preoccupata. Sarà che son sparito. Sarà che non mi son sparato.

Quando ero piccolo, in momenti come questi avrei saputo dove andare. Ce lo avevo un posto lontano in cui dormire e sparire… per tre giorni… per ritrovare quell’equilibrio che cercavo, quell’equilibrio di cui avevo bisogno. Tre giorni con il Nokia spento, lontano, e tutto tornava apposto. Ora come faccio? Ora che sono brillo, solo, in un’auto più veloce soltanto, senza sapere dove andare?

Dove si va? Come si fa?”, faceva una canzone dei Nomadi. “A stringere la vita/ e intanto fuori scoppia la notte”, diceva. “Dove si va? Come si fa? Se vivere da queste parti/ è come tirare a sorte”.

Me li ricordo i concerti dei Nomadi.

Ricordo i brividi sotto la pelle… la pelle d’oca. Ricordo quelle notti fredde. Ricordo quelle notti in cui, dormire in case abbandonate insieme era tutto ciò che volevamo. Ricordo quello che ci facevamo. Ricordo le nostre canzoni e intanto, ora, a 230 km orari la strada mi passa davanti.

Veloce.

… come la vita.

Sarebbe così facile sbandare adesso e andarsene, perché non accade? Perché le mani smettono di tremare proprio adesso? Perché invece il piede schiaccia sul freno piano? Perché?


Avevo donne da cui andare, ora le devo pagare. Avevo amici da cui andare, ora li devo pagare. Avevo una bicicletta e un monopattino… ora nemmeno so se ce li ho più.

Ma è curioso.

Il messaggio di una fan mi ha fatto fermare. E poi il messaggio di un altro, e poi di un altro, e poi di un altro ancora, mi hanno fatto accostare. Ed ora è curioso… come ho deciso di tornare a casa, rallentando, perché in fondo domani sarà un nuovo giorno.

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