5 Aprile 2022

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Non so se quello che sto per dire vale anche per il resto del mondo ma credo di sì perché l’amore e il bene sono universali e, vuoi o non vuoi, queste cose fanno parte dell’amarsi e del volersi bene per cui non le condanno… ma voglio sottolinearle, perché, a volte, provando a fare del bene facciamo il contrario se non ce ne rendiamo conto in tempo. 

Crescendo ci abituano a compensarci quando eccelliamo in qualcosa; a darci dei premi, a darci la bella cosa. A farci la ola e l’applauso quando siamo i primi della classe, a dirci “quella è mia figlia” quando siamo le protagoniste nella recita a scuola, a dirci “quello è mio figlio” quando facciamo goal. Involontariamente ci abituano a pensare che vincere è bene e perdere è male. Ma vincere in cosa? In quello che loro credono sia importante e quindi giusto vincere? E perdere in cosa? In quello che, sempre loro, credono sia importante e quindi sbagliato perdere? But what about the rest of us, allora? Che dire del resto di noi? Che dire del resto di noi che valuta cose diverse? Che dire del resto di noi per il quale vincere non vuol dire essere migliori di qualcun altro ma di noi stessi di ieri?
Io mi sento vincere quando sento Dio nei passi di un bambino. Io mi sento vincere quando sento il vento che mi parla. Io mi sento vincere, quando, passeggiando con mia moglie parlo e il tempo sparisce. Io mi sento vincere quando ascolto le canzoni vecchie che ascoltavo da piccolo mentre sono in palestra. Io mi sento vincere quando un anziano mi sorride. Mi sento vincere quando uno sconosciuto mi saluta. Mi sento vincere quando un amico mi ringrazia. Mi sento vincere quando ascolto le storie di una vedova donandole il mio tempo e il mio corpo. Ma per loro perdo. Perdo perché non parlo bene l’italiano. Ma loro non sanno che da dove vengo io non si parla l’italiano. Perdo perché non parlo bene l’inglese. Ma loro non sanno che da dove vengo io non si parla l’inglese. Perdo perché non parlo bene il cinese. Ma loro non sanno che da dove vengo io non si parla il cinese. Perdo perché non m’interessa di leggere le notizie. Ma loro non sanno che da dove vengo io le notizie sono un padre disoccupato, un cugino che rischia la galera ed un amico in overdose di cocaina. Perdo perché non voto. Ma loro non sanno che da dove vengo io, i politici, comprano i giovani con un mp3 e gli anziani con la spesa. Perdo perché non ho un posto fisso. Ma loro non sanno che da dove vengo io il posto fisso nemmeno sappiamo cos’è. Perdo perché non sto facendo Bill Gates. Ma loro non sanno che mi bastano solo il pane e il latte per esserlo. Perdo perché un colloquio mi va male. Ma loro non sanno che un colloquio andato male è una nuova chance di migliorarsi. Perdo perché non faccio vedere quello che faccio o quello che indosso. Ma loro non sanno che questo è stupido e basta. E quante altre volte per loro perdo? E quante altre volte ancora per loro perdiamo? Uff! Ma non è ciò che loro valutano che conta ma ciò che noi valutiamo. Per loro siamo incapaci, per noi siamo semplicemente capaci a fare altro… e non per questo chiamiamo incapaci loro. E per questo, siamo superiori ma non lo diciamo. Per cui affanculo a chi dice che perdere è sbagliato e W il coraggio di chi è con le spalle al muro e resiste e di chi è a terra e si rialza. Che se quello vuol dire perdere allora evviva chi perde!

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