23 Aprile 2022 – Il Peso delle Parole

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Stamattina ho vari pensieri che mi frullano per la testa. Ognuno di essi è un pensiero un po’ delicato e non so se spetta a me condividerlo o meno. Perché non riguardano principalmente la mia persona, ecco. Ma riguardano persone che amo e allora sarei ipocrita verso me stesso se scrivessi dell’alba che sto guardando e del caffè che sto bevendo quando invece ho la testa altrove. Altrove. Credevo di essere lo zio figo, quello a cui puoi svelare i tuoi segreti e le tue marachelle. Le tue prime cotte e le tue prime esperienze. Quello a cui puoi raccontare delle risse o delle birre. Quello a cui puoi raccontare dello sport e dei tuoi sogni. Dei tuoi film in testa. Delle tue giornate di pioggia e delle tue giornate di sole. Dei genitori, perché no, e dei loro problemi. Credevo di essere tutto questo e invece una conversazione che non è andata nella direzione in cui doveva andare è bastata a farmi capire che, specialmente da così lontano, basta ignorare i miei messaggi per farmi sparire. Puff! Come se niente fosse. Dopotutto è normale, mi dico, è l’età. Io probabilmente al loro posto avrei fatto la stessa cosa. A chi vuole fare la morale uno zio? Non è mica un padre! Non lo so. So solo che in amore siamo padri e figlie, madri e figli, fratelli e sorelle gli uni per altri. Un barbone ubriaco è stato mio padre quando si è seduto vicino a me in un pomeriggio in cui ero sull’orlo del precipizio. Per una donna che piangeva in un bus sono stata una madre quando le ho preso la mano e detto di non piangere. È cosi che la vedo io. Cosa sono un padre e una madre se non soltanto due nomi. È per questo che forse mi sono lasciato scappar troppo quando ho detto che “un perdente trova sempre una scusa, il vincente la strada”. Avrei forse dovuto usare altri toni. Avrei forse dovuto evitare di dire che se fossi stato lì avrei usato una mazza sulle gambe. Yeah! Col senno di poi magari avrei dovuto evitare quella parte. Ma hey, sono io. Uno schiaffo al momento giusto, quando educa, ancora credo che ci voglia. Le parole “disciplina” e “rispetto” fanno paura alle orecchie della gente. Suonano “cattive”, “negative” e non capisco perché. Perché forse si pensa all’estremo di quelle parole? Ma non è forse sbagliato anche l’estremo della parola amore, quell’estremo in cui invece che significare libertà significa gabbia e catene

Mi segui? 

E non so se i miei nipoti leggeranno mai questo diario. Magari sì. Magari sì ma non vedranno questa pagina. O magari no, chi può dirlo. Però non voglio più sentire scuse da voi, non lo tollererò. So che l’età vi porta a farlo, vi porta a dirle, ma se iniziate ora e vi abituate all’idea di farlo diventate solo dei perdenti. Perché credetemi quando vi dico che i perdenti quello fanno, trovano scuse. E ne trovano di così buone che poi alla fine hanno ragione loro! Perché hey, il professore pensa soltanto allo stipendio e non se ne frega degli studenti. Perché dovrei studiare la sua materia? 

Te lo dico io. 

Perché la domanda non è: “perché dovrei studiare la sua materia?”ma: “perché il professore dovrebbe fregarsene di me?” Certo che il professore pensa solo allo stipendio, quello è il suo lavoro! Lui la scuola l’ha fatta, l’ha finita. La laurea se l’è presa. Sei tu che se non passi l’esame resti lì. Ancora, e ancora, e ancora. Tu devi fregartene di te stesso non gli altri. Se studi lo fai per te non per loro. E se studi quello che non ti piace lo fai per abituarti a fare le cose che non ti piacciono. Perché indovina un po’… la vita ne è piena! O pensi forse che domani incontrerai un altro professore che invece se ne fregherá? O un capo che a lavoro se ne fregherá? O se tu sei il capo, dei dipendenti che se ne fregheranno e non lo faranno solo per lo stipendio? Pensi che tuo figlio se ne fregherá di te quando non gli darai la paghetta? Così funziona! Sei tu che devi fregartene di te stesso. Sempre. Soprattutto e specialmente quando gli altri non lo fanno. E se poi incontri chi lo fa, invece, fai tesoro di tutto quello che ti dice o di quello che t’insegna. Perché così come incontrerai professori che non se ne fregano di te, così incontrerai pure professori che invece ti cambieranno la vita. O che magari te la salveranno. Ed è alle loro parole che devi dar peso.

Perché il peso delle parole dipende da chi le dice.

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