10 Settembre 2021

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Sto sorridendo in questo momento che sto cominciando a scrivere. Perché non ho nulla da dire eppure ho aperto il computer per farlo. Mi viene in mente una canzone di Vasco Rossi che fa: “ma le canzoni/ son come i fiori, nascon da sole/ e sono come i sogni e a noi non resta/ che scriverle in fretta/ perché poi svaniscono/ e non si ricordano più”, se conosci la canzone probabilmente ti sta ritornando in mente anche il ritmo. Bellissima! Ed è così. Le canzoni, le poesie, le opere, le parole, sono come i sogni, vanno scritte e dipinte e dette in fretta perché poi svaniscono. Quante cose che abbiamo perso perché non colte al momento giusto. Quante cose che ho perso…

Non so come andrà questa giornata. Oggi nella lista di cose da fare ci sono cose più “interattive” … andare in ospedale con Coral alle 8.00 (e sono già le 8.16!), controllare, sistemare e prendere appuntamento con l’ambasciata, prenotare la mia visita medica e cominciare a fare i documenti che ci vogliono, passare per la banca (perché ho ricevuto un messaggio in cui mi dicono che ho troppi soldi e dobbiamo vedere come fare per fare spazio a quelli degli altri clienti), finire di mandare delle email, andare in palestra, magari mangiare qualcosa e poi ricordarmi che ho una cena con delle amiche nell’altra parte della città… mah, tutto sommato ricapitolando e mettendo nero su bianco aiuta. Pensavo peggio e invece… si può fare.


In questo preciso momento mi sono distratto con un messaggio che ho ricevuto e ritornando a ciò che stavo scrivendo, avevo deciso di cancellare tutto e di scrivere: pagina bianca; come ho fatto in passato. Ma ho deciso di lasciarlo… mentre ugualmente sorrido perché il messaggio era da parte di un amico che so che sta aspettando ansiosamente che parlo di lui. Lo vedo già mentre sorride mentre ora legge… sì. Perché ieri sera, passeggiando, mi è capitato di vedere in una via buia, lontana dalle luci della metropoli, tre anziani passeggiare, chiacchierare e ridere. Gli ho fatto una foto da lontano e l’ho mandata a questo amico. Per ricordargli quando anche noi, da piccoli, lontani dalle luci della metropoli (che poi era un paese ma dire metropoli fa più figo!) passeggiavamo, chiacchieravamo e ridevamo. Come sarebbe bello poterlo rifare ora. Chissà di cosa parleremmo… magari delle nostre vite di coppia, ora, magari del lavoro, magari dell’adolescenza, magari delle mogli, magari delle amanti, magari di cazzate o magari del senso della vita. O magari del crescere. Di questo gioco del crescere che coi suoi tranelli a volte, davvero ci mette con le spalle al muro. O magari di niente…

Certe notti, dopo lunghe cene tra persone che in fondo non conosco, dopo lunghe cene “in maschera” tra persone nate in Bentley e Maybach a parlare di come qui, per avere moglie devi garantire cose materiali come la macchina o la casa, davvero la voglia di poter spendere un’altra sola notte tra la mia gente è tutto ciò che vorrei… sarà che noi siamo nati in una Fiat 500?! In una Fiat Punto!? Non credo…

Credo sia il gioco del crescere.

ti voglio bene

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