4 Febbraio 2022

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Ho cominciato a leggere un libro di racconti brevi, al mattino. Una “new entry” nella mia routine. Lo trovo più rilassante e meno impegnativo del continuare la lettura di un libro vero e proprio. Piccole storie, poche pagine, e il tutto finisce lì. Hemingway, Katherine Anne Porter, Maupassant, Huxley, O’Connor. Ci sono un po’ tutti “i classici” all’interno di questa raccolta.

La storia che ho letto oggi è quella di E. M. Forster. C’è un passo molto bello in cui un uomo chiede a un altro: “Cosa significa tutto questo? Che senso ha?” Che senso ha fare le cose se non per un risultato? Perché ogni risultato è inutile se non è un anello della catena dello sviluppo. E l’uomo gli risponde: “non significa altro che sé stesso.” Ripetendoglielo lentamente una seconda volta, come se stesse parlando a un bambino: non significa altro che sé stesso.

A volte dimentico che non tutto dev’essere fatto perché parte di una catena che porta a uno sviluppo. Certe cose vanno fatte perché sono loro stesse lo sviluppo, sono loro stesse il senso. A volte me ne dimentico, quando lascio che la gente metta in discussione il mio svegliarmi alle 4.30; “perché?”, mi chiede con un’aria quasi disgustata, come se avessero davanti un alieno. “Perché?” Perché mi sveglio alle 4.30. E a volte anche alle 3. A volte me ne dimentico, quando sono io stesso che metto in discussione il mio allenarmi due volte al giorno. “Perché? Non hai una gara, non hai un incontro, non hai una competizione. Perché andare a correre anche se piove? Andare in palestra anche se è sera?” Perché mi alleno. Tutto qui. “Perché? Perché scrivere ogni mattina se non sei Paulo Coelho e non sono queste parole a pagarti l’affitto?” Perché scrivo. “Perché leggere Jack London, tu che sei un ingegnere?” “Perché attraversare il confine tra la Malesia e Singapore in autostop, tu che puoi prendere un aereo?” “Perché? Perché? Che significa tutto questo? Che senso ha?” E l’uomo gli risponde: “non significa altro che sé stesso.” Ripetendoglielo lentamente una seconda volta, come se stesse parlando a un bambino: non significa altro che sé stesso.

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