17 Marzo 2022 – Per Sempre. Cosa lo è, per sempre?

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Ogni volta mi riempie di gioia ricevere messaggi in inglese perché nonostante io scriva per lo più in italiano, c’è chi si prende la briga di leggere in un’altra lingua (e grazie a Google traduttore automatico per questo!) pur sapendo che potrebbero esserci degli errori o delle forme tradotte che non rendono in ugual modo. Specialmente per come scrivo io, poi, che proprio italiano non è! E sono felice di poter condividere di cosa si è parlato ieri perché credo sia un argomento che tocchi un po’ tutti. Mi hanno scritto: “all endings are bad, especially if the story was happy”, che in italiano più o meno vuol dire: “tutte le fini sono brutte, soprattutto (specialmente) se la storia era felice”. Potrei scrivere tanto a riguardo e difatti con questa persona ho avuto una bella e lunga conversazione. Ovviamente quello che gli ho detto, e quello che dirò, è soltanto il mio punto di vista, non legge! 

Tutte le fini sono brutte, soprattutto se la storia era felice. La mia prima risposta è stata: “allora preferivi storie tristi?”

Non so perché, forse per come siamo fatti, forse per le tante esperienze che viviamo in un giorno, per le tante emozioni che ci portano via dalla realtà, o forse perché abbiamo memoria breve… ma succede che ce lo dimentichiamo in fretta, che qui, noi, non siamo eterni. (E quelle poche volte che ce lo ricordiamo abbiamo pure paura a parlarne). Non siamo eterni; non lo siamo noi e non lo sono le cose che facciamo, o le cose che abbiamo. Molti di noi non hanno più i genitori, ad esempio; avremmo preferito non provare l’amore dell’abbraccio di una madre al fine di non soffrirne la fine? Avremmo preferito non provare il primo amore, il primo bacio, la prima volta, al fine di non soffrirne la fine? Avremmo preferito non provare il sorriso o l’odore della carne dei nostri figli al fine di non soffrirne la fine? La loro gioia nel vederci tornare o nel regalargli un giocattolo e sentirsi dire grazie mamma, grazie papà, al fine di non fargli soffrire quella fine? E che vita sarebbe? Che vita è, allora? Tanto vale farla finita dal giorno 1, no? Dopotutto anche l’allattamento finisce e da quel momento dobbiamo cavarcela da soli! Se non siamo capaci di goderci una fetta di pane con la nutella al mattino, per la paura che abbiamo che possa finire, che senso ha? Certo che se finisce è “brutto” … specialmente perché era una bella storia… ma è la vita. Le cose nascono e muoiono. Lo fanno le storie, lo fanno le persone. Ed è giusto che sia così. Immaginiamo per un istante se dovessimo vivere sotto lo stesso tetto di nostra madre per cento anni. Se dovesse essere lì, sempre presente, per ogni scopata che facciamo, per ogni decisione che prendiamo, per ogni fidanzato o fidanzata che portiamo a casa, per ogni birra, per ogni droga, per ogni scelta giusta, o sbagliata. Dubito ci sia chi tra di noi sopravvivrebbe senza uscirne pazzo! E siamo un pochino ipocriti se invece crediamo il contrario. Perché avere la mamma sotto lo stesso tetto per cento anni vuol dire anche avere la suocera per cento anni sotto lo stesso tetto, e la nonna e la bisnonna! La distanza aiuta, la distanza ci vuole. La distanza ci fa crescere. Proprio come la fine. Ed è forse proprio la fine che da valore alle cose. Un barattolo di nutella infinito darebbe solo la nausea e probabilmente ci renderebbe obesi e con problemi di salute. Lo so, è romantico poter dire per sempre ma cosa lo è, per sempre? Se ci pensate bene, poi, è addirittura un sollievo che non sia così. Per sempre una situazione di merda in cui ci troviamo? Per sempre una situazione bella in cui ci troviamo? Pensateci e siate onesti. Crediamo l’orgasmo sia una delle cose più belle, vero? Però esiste una malattia che ti fa avere centinaia di orgasmi al giorno che durano per ore pur non avendo rapporti. Fa ridere il solo pensiero ma pensate alle vite di quelle persone. Non possono fare niente. Non possono avere un lavoro. Non possono uscire. Non possono neanche godersi un normale rapporto. Non possono fare nulla e credetemi, di certo non amano l’orgasmo! Le cose finiscono ed è un bene che sia così. Finisce la sofferenza, finisce l’odio, finisce l’ingiustizia. Finisce la gioia, finisce la pace, finisce l’equilibrio. Ed è bello… è così che dev’essere. Ed una storia felice che finisce non dovrebbe lasciarci “brutti” ma grati.


Mi è appena venuta in mente una storia. Tanto tempo fa, in India, era usanza invitare nella propria nuova casa uno Yogi (un maestro, un guru) per far benedire la nuova costruzione. Un po’ come si usa invitare a casa i preti in Europa. Dopo aver accolto lo Yogi con calore, dopo avergli mostrato ogni stanza e dopo avergli offerto da mangiare e da bere, il padrone di casa gli chiede una benedizione. Lo Yogi sorridente pone una mano sulla testa del padrone e gli dice: “Che possa morire tuo padre, tu, e poi tuo figlio.” Il padrone di casa a quel punto si sdegna e gli alza la voce contro. “Come ti permetti di dire cose del genere? Ti abbiamo invitato nella nostra casa, ti abbiamo trattato come un re, dato da mangiare e da bere e tu ci dici queste cose?” “Perché? Cosa ho detto che non va?” risponde lo Yogi. “Non è forse ciò che desiderate? Non è forse ciò che volete? Che la natura faccia il suo corso nel giusto ordine? Che prima muoia l’anziano, poi tu, poi tuo figlio?”

A volte ce lo dimentichiamo.

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