2 Dicembre 2021

Diario Aperto - Paolo Cuciniello - Storie e Riflessioni

Quando ero piccolo, ricordo che la noia mi era nemica ma anche amica. Ricordo che non era ogni volta poi così male. Mi ricordo che faceva anche del bene… non te lo ricordi?

Parlo dei tempi in cui non avevamo il mondo a portata di dito. Parlo dei tempi in cui non eravamo altrove sempre e solo con gli occhi ma con l’immaginazione, se capitava. Parlo dei tempi in cui forse per l’ultima volta siamo stati davvero presenti. Dei tempi in cui annoiarsi a casa significava: o masturbarsi o trovare qualcosa da fare. Ora invece la gente si masturba col telefono, sempre vicino nel caso arrivi una notifica! Ora sento che non sappiamo più annoiarci. Ora sento che ne abbiamo paura, addirittura. Di restare senza fare nulla. Di restare fermi… dimenticando che c’è un’immensa differenza tra le due cose. Ora alla prima occasione ci distraiamo; prendiamo il cellulare e tra una notifica e l’altra, tra un app e un’altra, siamo sempre ad impegnare il tempo. “Perché non c’è nient’altro da fare!”, abbiamo cominciato col dire. Non c’è nient’altro da fare… e la lista delle cose che procrastiniamo si allunga. Manco più a “cosce per aria” a goderci il panorama dalla finestra, sappiamo fare.

Mi viene in mente ora un’immagine del passato. Un’immagine che soltanto adesso capisco quanta saggezza e insegnamento contiene; L’immagine di mia nonna, seduta fuori, sotto alla veranda della porta d’ingresso della casa in campagna. Semplicemente seduta. Su una sedia a dondolo con il pettine in mano, a pettinarsi a tratti e a contemplare il paesaggio ad altri. Sono sicuro che hai un’immagine così del passato anche tu, se la cerchi bene. Così come ho quest’immagine proprio adesso, davanti, di una nonna con la propria nipotina seduti a terra sul marciapiede. Hanno le gambe stese. Entrambe muovono i piedi da un lato e dall’altro e sorridono. Sono coperte fino al collo da cappotti giganti; fa freddo ma stasera di meno. Sono lì senza fare nulla… NO! Sono lì ferme, in pace, in armonia, in quel momento che resterà con loro per sempre. E in quel momento sono anch’io. Seduto a terra, sullo scalino di fianco alla sedia su cui siede mia nonna. In silenzio. Lei con il caffè ed io con i biscotti. 

La noia.

Il che è buffo! Perché poi crediamo di stare meglio, impegnando il tempo col cellulare nei momenti di noia, ma cos’è che poi effettivamente ci dà quell’azione? Niente! Non ci dà niente! Ed è quello che stiamo finendo con l’avere nelle nostre vite… niente

Mi viene in mente un’altra storia a riguardo. Una storia che ho ricordato qualche giorno fa, mentre mi trovavo in un ristorante. Tutti attorno a me, (e quando dico tutti, intendo proprio tutti!), erano persi con la faccia nel telefono. Tavoli pieni di amici insieme, ma ognuno per fatti suoi… Io ero solo. Cenavo presto ed ero già alla seconda birra quando ho ricordato il gioco della bottiglia.

Di quando alle volte lo trovavo così stupido, quel gioco… ma di come altre, invece, se c’erano amiche femmine, lo trovavo divertente, quasi emozionante. Obbligo o verità. Bacio. La mano che si sfiora. Lo sguardo. Il toccare il seno da dentro alla maglietta. Il toccare il pisello da sopra al pantalone. Quelle erezioni condivise con le femmine… quell’intimità che si creava e che ci legava… quell’intesa… Dio e quanto mi manca quell’intesa, e quel sorriso, e quell’innocenza delle cose fatte per la prima volta

Te le ricordi?

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